CU CI RE

Forse è questo il vero fine di questo congresso. Cucire. Unire. Ritrovare quello spirito di comunità che abbiamo perso.
Esatto. Perchè se molti non ci votano, è perchè non riescono mai a vedere una sintesi alle nostre divergenze, nel nostro partito. Se molti non ci votano è perchè siamo in perenne conflitto al nostro interno (Alt però: conflitto sulle persone, pochissime volte sulle idee e contenuti).

In questi giorni nelle prime pagine dei giornali (invece di parlare del conflitto in Siria, purtroppo) si parla di “persone che saltano sul carro del vincitore”. E i sostenitori, come me, ex bersaniani si sentono “traditi” da quelli che, fino all’altro giorno, criticavano Renzi, e ora lo appoggiano con voga. Ma tra il sentimento del “tradimento” e quello dell’odio, ne corre. Purtroppo ho visto insulti pesanti sui vari Franceschini, Bonaccini, Merola, Emiliano, Serracchiani. Persone che prima erano assai lodate e stimate nell’area dei bersaniani (mi viene quindi difficile capire chi sia più incoerente tra i bersaniani pasdaran che insultano Franceschini adesso, o Franceschini stesso). In una comunità, dove si dissente, si critica, ma ci si rispetta, mai saremmo arrivati a tanto.

E che comunità c’è nel PD, se neanche nelle poche riunioni nazionali, i nostri dirigenti riescono a essere sinceri tra di loro (*mi riferisco alle riunioni per l’elezione del presidente della repubblica)? Che comunità c’è nel PD se 101 (di nascosto) votano contro uno dei padri fondatori? Che comunità c’è nel Pd se alcuni iscritti passano metà del tempo su Facebook a sparare fango contro l’avversario congressuale? Che comunità c’è nel PD se dei democratici “odiano” (verbo orribile) e disprezzano più D’Alema, o Renzi, o Civati, o Bersani di un Berlusconi o un Grillo? Che comunità c’è nel PD dove, invece che convincere un elettore a votare per il proprio candidato al congresso (lodando e spiegando idee e contenuti), ci sono militanti che passano il tempo a infangare gli altri candidati? Che comunità c’è nel Pd se ci sono persone all’interno che chiamano Cuperlo con appellativi come “morto” o “vecchio”, o Renzi come “Berluschino” o Civati come “Fighetto”?

Penso che il buon vivere in una comunità si basi anche sul rispetto reciproco. E poi anche sul confronto, partendo dalle divergenze e dalle differenze di idee in alcuni campi. Insieme, uniti. Una volta tanto.

C’è una comunità da costruire. Un partito che possa essere accogliente, bello, pieno di energie, e di idee per la nostra italia. Per questo io mi batterò in questo congresso per l’unità. Per tenere unito il PD, nonostante ci sia qualcuno pronto a dividerlo. Qualcuno che con il solito torcicollo continua a guardare indietro o altrove.

Io ho un problema (o una fortuna. Dipende dai punti di vista), che in molti in questo partito non hanno. Io sono partito democratico, e non torno indietro (per dirla alla Bobbio). Questo è il mio primo partito (sono entrato nel 2011), e questo partito mi appartiene.
C’è solo bisogno di più unità, ma non di un’unità che elimini le differenze, che in un partito democratico devono esserci al proprio interno. Ma un’unità basata sul rispetto e sul confronto. Ce la possiamo fare?

Ce la possiamo fare a trovare i punti di convergenza tra Cuperlo, Civati e Renzi? Ce la possiamo fare a dibattere sulle differenze di programma e di contenuti, senza alzare i toni e senza dovere utilizzare gli articoli del blog di Beppe Grillo contro “l’ebetino di Firenze” o quelli di Scanzi contro “Pippo tentenna”?
Ce la possiamo fare a Cu ci re. Cioè CUperlo, CIvati e REnzi (Pittella mi perdoni, ma col suo cognome non mi riescono giochi di parole).
Ce la facciamo una volta tanto a scrivere la carta d’identità del Pd? A rispondere a queste due domande complicate: “chi siamo?” e “cosa vogliamo?”.
Ce la possiamo fare senza scannarci?

Chissà. Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto, a mio avviso, abbiamo già iniziato male.

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2 pensieri su “CU CI RE

  1. LucaBerny

    Sai cosa sarebbe bello fare? Organizzare un bello spazio qui su FB o da qualche altra parte dove i sostenitori dei vari candidati spiegano i pro e i contro della candidatura che sostengono.

    Rispondi
  2. massellucci

    La tua Mirko è una analisi sapientemente distaccata, lucida, ma sfocata. Si perché il problema, quando si guarda da troppo lontano un problema è che i contorni finiscano un pò per fondersi gli uni agli altri. Facendo perdere la percezione dei punti di incontro-scontro.

    Mi spiego meglio: parto da Bersani, che è il motivo del mio essere nel Partito Democratico. Il mio segretario (non rinuncio a chiamarlo così) ha fatto, bontà sua, tanti errori di percorso, il primo dei quali è stato accettare la battaglia con Renzi. E dopo averlo sconfitto, accettarne la mano tesa (mano non disinteressata), portandolo in giro con se come se questo rappresentasse il valore aggiunto del PD. Se la battaglia fosse stata, a partire da valori politici comuni, ciò sarebbe stato logico. Ma era chiaro (e ancor di più lo è stato nei mesi successivi) che la linea politica che Renzi si era dettato, e quella che -in nome e per conto del partito- portava avanti Bersani erano divergenti. Molto divergenti. Una guardava alla creazione di una comunità, in cui correnti-anime-storie diverse si incontravano e collaboravano alla crescita del partito (Bersani), l’altra guarda ad un leaderismo ed un liberismo sfrenato, che ribaltava completamente la costruzione degli ultimi tre anni, riportando il PD all’era Veltroni. O forse più in là.
    Il secondo errore è stato quello marginalizzare l’area D’Alema, Bindi, Marini, in ragione di un rinnovamento (certo necessario), ma che ha senz’altro fatto perdere tanti voti al PD e fatto guadagnare peso politico alle correnti (in primis AreaDem e Renziani), sbilanciando il patto di sindacato che teneva in piedi la “ditta”.
    Il terzo errore è stato quello di non bruciare i “nemici” chiedendo “a chi ha armato i 101” (e Bersani sa chi sono) di esprimere loro un nome e su quello far votare il partito. Sarebbe stata una presa d’atto di una pochezza delle candidature presentate.
    Con queste premesse, credo che i collaboratori di Bersani abbiano toppato. Ma la linea politica di Bersani, no. E’ per questo che è difficile una futura collaborazione.

    L’altro aspetto che hai dimenticato è che fioccano in tutta Italia i comitati “ADESSO! xxxx”, singolare espressione non solo di una organizzazione para-partitica, ma anche di una determinazione ad influenzare l’attività e le scelte del principale partito della sinistra, partendo dall’esterno. Si perchè buona parte degli “attivisti” dei comitati si dice francamente lontana dal PD ed incapace (anche in maniera risentita e opponendo un netto rifiuto) al solo pensiero di, un domani (e con Renzi naturalmente vincente), solo a partecipare alla vita politica del PD [vedi risposte a lettera on. Fanucci su ATENIESI.it].
    Ho letto le proposte economico-politiche dell’israeliano Yoram Gutgeld -consulente di Renzi-, considerandole nel complesso banali, incapaci di delineare una linea strategico-politica, capace di tradursi in un progetto politico per il PD. Non solo io, ma economisti di fama mondiale ne hanno marginalizzato le conclusioni, con egual trattamento.
    Resta Renzi, capace di infiammare le folle con il suo racconto. Ma se esso non si amalgama con quello del PD, resta solo un grande catalizzatore di voti e poi? navigazione a vista?

    Civati. Apprezzo quel ragazzo. Dice cose semplici con concetti chiari (vero outsider nell’esposizione a Renzi), ma il suo progetto è solo sussurrato, ancora troppo abbozzato per assumere una valenza significativa. Anche se molto di sinistra, e per questo marginalizzato da chi vuole la restaurazione.

    Pittella. Gianni l’ho avuto vicino in un incontro e riaccompagnandolo ho parlato con lui. Ha una grande conoscenza del suo Sud, ma è una piccola realtà all’interno del partito che non ha possibilità nè grosso seguito, per abbracciare tutti. Si imbarcherà sul carro del vincitore.

    E poi finiamo con Cuperlo. L’ho conosciuto per i suoi scritti, prima di conoscerne la faccia. E’ un teorico (molto più degli altri tre candidati) della politica, capace di delineare (forse l’unico) da solo una linea politica. La più vicina a quella bersaniana. Incapace di infiammare le platee umorali che seguono Renzi. E per questo osteggiata dall’apparato (Dario non ne cita nemmeno il nome…)

    Ma come dice Barca, il PD ha bisogno di convincere e riaffezionare il popolo della sinistra, e questo è un lavoro paziente e non umorale. Ovvero molti di quelli che si dicono innamorati del sindaco di Firenze, lo saranno anche del centrosinistra? ed all’interno di questo del PD?

    Ricucire il partito, come chiedi giustamente, passa attraverso un congresso a tesi e non a mozioni, passa dal riconoscimento della reciproca necessità dello stare insieme (“Come si crea una classe dirigente se i vertici del partito non siedono insieme neanche alla Festa democratica?” @fabriziobarca a Modena), passa attraverso un modo collettivo di concepire la politica del PD (“L’idea di un uomo solo al comando, del sindaco d’Italia, non funziona. Ci vuole la squadra” @fabriziobarca a Genova), unisce i suoi iscritti su una visione partigiana dell’Italia che non deve andare per forza bene anche alla parte avversa (“Il Paese non crede più che si possa cambiare: è questo il problema. Ma la strategia si costruisce con il conflitto tra le idee. Per questo serve un partito: si cercano le soluzioni partendo dalla partigianeria dei sentimenti, partendo da una visione del mondo partigiana” @fabiziobarca a Avellno), che riallacci i fili con la società per migliorarla (“Quando parlo del partito separato dallo Stato, intendo un partito che sia espressione reale della società” @fabriziobarca).

    Ecco perchè il congresso non servirà a niente. Se non a sancire un vincitore (Renzi) ed un perdente (Bersani), comunque vada.
    ANDREA MASSELLUCCI

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