Alcuni consigli (non richiesti) a Civati e ai civatiani.

pippo civati

Nel fine settimana a Livorno si terrà il Politicamp, dove si riuniranno i civatiani, e altri personaggi “della sinistra” per discutere e riorganizzarsi. E’ un momento importante per il csx e il Pd, perché dimostra che c’è movimento anche fuori da quell’area che adesso coinvolge i tre quarti del partito, ed è l’area governista o filo-governista.
Penso che tutti i democratici possano essere felici di tale notizia. Un partito del 40% (e oltre) non può limitarsi ad essere un elefante monolitico, ma deve riuscire a parlare a gran parte della società, anche a quella che si considera “molto a sinistra”, o che non ha interesse o volontà nel ritenersi “renziana”.

Ormai i civatiani rappresentano la più grande corrente di minoranza del partito. E questo per due motivi: sono riusciti a rimanere compatti anche dopo il 14% preso alle primarie (i cuperliani invece si sono presto divisi), e sono riusciti a proporre e far eleggere i propri “uomini” in Europa. Sono ben quattro infatti i candidati civatiani, diventati europarlamentari.
Questo non vuol dire che TUTTI i voti presi dalla Schlein (giusto per citarne una) siano di civatiani. Anzi (ho avuto l’onore di votarla anch’io, che non faccio parte di alcuna corrente).
Ma vuol dire che sono riusciti ad avanzare “candidature di corrente” che parlassero a tanti.

Eppure il più grande problema per una minoranza è quello di farsi largo (e non morire), per acquisire un certo peso. E il più grande problema nel farsi largo è che, a seconda dei modi che uno utilizza, ci vuole poco a passare dalle “proposte che faranno bene al partito e al governo” al “semplice e puro rosicamento” o “tentativo di spaccare inutilmente il partito”.
Perciò sono cinque i consigli che mi sento di dare a Civati e ai civatiani:
1) Attenti ai toni. E’ vero: i contenuti sono la cosa più importante. E’ vero: le idee sono quelle che contano. Ma spesso il tono, il modo di argomentare, e di proporsi, può trasformare una battaglia “giusta e accettabile”, in “inutile e dannosa”. E quindi, perdente.
Sto pensando anche alla conferenza stampa di Mineo, dove tra offese sessiste e battute sui bambini autistici, ha compromesso completamente la sua figura, e anche quella che era la sua lotta politica.
Ma penso anche alle tante volte che si è paragonato Renzi a Berlusconi, dimostrando “astio” politico. E in politica, l’astio, è visto sempre negativamente.
2) Limitate le polemiche inutili. Penso a quella su “Berlusconi non ha firmato niente per iscritto, per accettare le proposte del PD sulla legge elettorale”. Abbastanza ridicola come polemica (anche perché, ormai penso sia sotto gli occhi di tutti, che è Grillo quello più inaffidabile, tanto che ha cambiato idea sulle riforme 4 volte in pochi giorni), tanto che ha fatto commentare ad un mio amico civatiano-della-prima-ora “se continuiamo così, facciamo la fine di Bertinotti”. Ecco, attenzione. Anche perché in poco tempo potete apparire come “fuori dal partito”, o “un altro partito”, e non penso sia quello che volete.
3) Costruitevi uno spazio politico sempre più grande dentro il PD, con più eventi come il politicamp. Serve per farvi notare, farvi vedere che ci siete (altro problema delle minoranze è quello di cadere nel “dimenticatoio”). Inoltre serve per acquisire sempre più importanza politica. Esistono tantissime persone di sinistra che in questo momento si sentono smarrite: non votano o hanno votato la lista Tsipras, vedendo poi la quasi-distruzione del proprio partito (sel). Parlate a loro, catturateli. Diteli che nel Pd c’è anche posto per loro, e che “insieme” e “più siamo” più le vostre idee potranno essere realizzate. Ed è importante “dentro il PD”, perché costruire qualcosa fuori da un partito con il 40%, come insegna la Lista Tsipras, può regalare solo “l’insignificanza politica”.
4) Contornatevi di esperti e persone di un certo peso. Non vi dico di diventare elitari, con i “professoroni”. Ma penso che l’esperienza in alcuni campi, come quello di “riforma costituzionale”, è tutto.
E gli esperti servono proprio per limitare i danni che fanno i non-esperti, quando trattano di argomenti che non hanno studiato, o non sono semplicemente il loro campo.
E soprattutto, prendete anche dalla società civile persone di un certo peso, lasciando fuori dal 2014 altri personaggi (Come Pecoraro Scanio, presente in conferenza unificata con Mineo, sel e M5S, per parlare del senato elettivo)
5) Dialogate sempre con la maggioranza del partito. E questo è il punto più importante. E’ infatti dalla prima assemblea nazionale del 15 dicembre che mi chiedo perché i civatiani facciano fatica a dialogare con la maggioranza del partito, e viceversa.
Eravamo in assemblea. Sono intervenuti Cuperlo, Renzi, Letta, e tanti altri. Poco più tardi leggo su Rainews che è intervenuto anche Civati: non dal palco, ma ha concesso un’intervista ai giornalisti per criticare ed esprimere dubbi e perplessità sulle parole del neo-segretario.
Così non si fa, eh perbacco.
Questi sono piccoli episodi che negli ultimi mesi si sono ripetuti assai (anche nelle riunioni di gruppo, alla Camera o al Senato). E per me, sono negativi.
Per farsi largo all’interno del partito, bisogna “usufruire” delle occasioni di democrazia interna e discussione, anche se non sono sotto i riflettori dei Media. E’ anche un modo per “farsi più rilevanti”. E non apparire “diversi dal PD”.

Detto questo, vi auguro buona fortuna. Vi ascolto, vi osservo. Non sarò presente al Politicamp perché ho un esame la prossima settimana, ma sono sicuro che da lì uscirà qualcosa di molto interessante.
Saluti.

P.S. Avevo appena finito di battere l’articolo quando ho letto questa dichiarazione di Civati: “Renzi mi ricorda il primo-Craxi”.
Cavoli, il punto uno. I toni, i toni…

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4 pensieri su “Alcuni consigli (non richiesti) a Civati e ai civatiani.

  1. Sil Bi

    Mi permetto, da “civatiana”, di rispondere alle tue sagge osservazioni:
    1) i toni alti a volte sono “prodotti” dai giornalisti (che sparano titoloni basandosi magari su una battuta, o estrapolano parti di un ragionamento o di una frase), molto interessati ad alimentare l’immagine di un Civati “nemico” di Renzi. Si sa, il gossip (anche politico) è sempre la cosa che “tira” di più.. ad esempio, il paragone con il primo Craxi (e non con Craxi tout court, come Civati specifica bene nell’intervista) è calzante, perchè Civati sta parlando dello stile innovatore ma molto leaderistico di Renzi. Ci sta perfettamente; ma poi i media e i social alimentano l’assurda polemica… d’altra parte, qualche battuta provocatoria a volte è necessaria per catturare l’attenzione. Anche Renzi non ci andava certo leggero con Bersani, eh. Disse testualmente che il suo Segretario si era fatto umiliare dal M5S: una frase pesantissima, molto peggiore del riferimento a Craxi, direi…. Quanto a Mineo, il suo è stato un errore madornale, ma del tutto personale. Voglio dire che nessun altro dei “civatiani” ha mai fatto toppate del genere;
    2) quelle che possono apparire polemiche inutili, sono in realtà punti politici precisi. Ad esempio, l’uscita sulla lettera scritta dei grillini puntava, in realtà, a sottolineare la richiesta (già avanzata in precedenza) di rendere noti i termini del “patto del Nazareno”: una richiesta legittima, perchè è giusto che il partito sia informato, almeno in linea di massima, dei limiti posti alla trattativa;
    3) e 4): è esattamente ciò che Civati già fa (le sue proposte di riforma costituzionale – ne ha depositate ben due alla Camera – le ha scritte com il costituzionalista Pertici) o sta per fare (l’associazione “Possibile” si propone proprio di moltiplicare gli incontri. Peraltro Civati ne ha sempre fatti e continua a farli: ad esempio il “giorno legale” a marzo…)
    5) se Civati non interviene in Direzione o in Assemblea, lo fa sempre qualcuno dei “suoi”. Ha presentato diversi documenti, che però il Segretario non si è mai filato. Il dialogo è veramente difficile quando nessuno ti risponde… quando le tue idee vengono adottate senza che ciò ti venga riconosciuto (è successo in diverse occasioni), dunque senza che la tua azione politica venga minimamente legittimata. Civati è stato additato come frenatore, gufo, rosicone, in cerca di visibilità. Se la segreteria cambiasse atteggiamento (e dispiace che neppure la vice Serracchiani si presti a ciò), penso che le cose migliorerebbero molto… ma chiedere a Civati di “alinearsi”, di tacere le sue critiche e le sue proposte è troppo, non credi?

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    1. mirkoboschetti Autore articolo

      Tutto condivisibile. Solo un appunto: quando Renzi (e i renziani) si comportava da cafone verso la maggioranza del Pd, lui era minoranza, e non contava niente, proprio perché si comportava da cafone. È diventato maggioranza non in seguito ad un evoluzione politica graduale, ma perché la maggioranza precedente si è suicidata con il 25% alle politiche e la faccenda dei 101. Renzi venne perciò visto come ultima speranza.
      Visto che al momento Renzi non penso voglia suicidarsi (anzi, i consensi sono in aumento, e si sta pappando quel che resta di Sel e scelta civica) per contare qualcosa non si può tenere gli stessi toni, o alimentare polemiche “poco utili”.

      Quella cosa del paragone di Craxi, può non essere un insulto. Ma non so perché ci sia il bisogno di utilizzare paragoni su paragoni verso il segretario? Una volta è Berlusconi-giovane, una volta è il “primo-Craxi”. Ma anche basta. Non c’è alcun motivo politico per descrivere il segretario e aprire discussioni su cosa è o non è.

      Quando parlavo di esperti, mi riferivo più ai frontmen. Parlo per esempio sulla riforma del senato, dove il front-men è Mineo, che si è sempre occupato di altri campi, e non ha studiato quegli argomenti nella sua vita. Mandare avanti non-esperti comporta il rischio che nelle conferenze stampa vadano fuori tema, scendendo anche in pressapochismi e/o errori.

      Quanto al punto 5) è vero, Pippo fa intervenire sempre uno dei suoi. Ma parliamo anche di riunioni del gruppo alla camera (dove spesso non interviene o non partecipa proprio). La partecipazione, se si vuole “contare qualcosa” è importantissima. Poi se “gli altri” non vi ascoltano, l’errore è altrui, non vostro, perché voi avete comunque fatto il possibile.

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