Alcuni pensieri sulla sinistra, l’internazionalismo, la pace. E oggi.

la pace

Non voglio entrare in merito alla guerra Palestina-Israele, perchè sono molto a disagio nel parteggiare in un conflitto dove ne conosco davvero poco. Leggo, vedo le immagini, ascolto. Ma non ho il coraggio di parteggiare, e a differenza di molti, non ho certezze.

Voglio però fare una breve riflessione, anche partendo dai racconti del mio povero nonno. Lui era stato militante del PCI, quindi altra roba rispetto alla sinistra moderna, e purtroppo se ne è andato un po’ troppo presto per raccontarmi tutte le sue esperienze da militante. Ma una cosa mi ricorderò sempre. Qualche anno fa ero nella casa in montagna a godermi con i miei nonni le ultime giornate di vacanze estive. Era l’11 settembre, che per quelli della mia generazione vuol dire “torri Gemelle”, ma per quelli della generazione dei miei nonni, vuol dire anche “golpe in Cile”. Al telegiornale fanno vedere alcuni passaggi dell’ultimo discorso di Salvador Allende, e mio nonno mi raccontò la reazione che ci fu quando vennero a sapere del golpe. Allora non c’erano i social, ma tutto il mondo venne a sapere del fatto guardando le tv in bianco e nero. Mi disse che “il partito si mosse”, ci furono manifestazioni per la pace, riunioni, discussioni, assemblee. C’era davvero paura che potesse avvenire in Italia, in caso di vittoria comunista. L’Unità in prima pagina aveva un ampio titolone di condanna al Golpe. Ma ciò che più mi rimase impresso nelle parole di mio nonno fu “il coinvolgimento” comune e generale di un fatto che avveniva a migliaia e migliaia di chilometri da casa.
E così ogni situazione di tensione in tutto il mondo, ci si sentiva coinvolti, e il partito creava occasioni di dialogo, discussione. Anche di protesta.
E’ vero. Erano in guerra fredda. E’ vero, c’era paura che potesse scoppiare da un momento all’altro una guerra nucleare, che distruggesse tutti.
Ma è anche vero che erano altri tempi. Dove si discuteva. Dove l’internazionalismo era un valore, e “nessuno era vivo e felice finchè tutti non lo erano”. L’internazionale non era solo una canzone, che univa tutti i partiti socialisti e socialdemocratici. Ma era proprio una fede, un modo di vedere il mondo come un unico motore, che chissà, un giorno sarebbe diventato tutto “rosso”.

Vedo adesso molta indifferenza. Molta superficialità. Le immagini che ci vengono dalla Palestina ci sconvolgono sì, ma neanche più di tanto. La sinistra, che ha vissuto con l’ideale dell’internazionalismo per molti anni, non discute. E’ in preda a parlare d’altro, sì, magari nella contingenza più importante, ma non penso così importante come “la pace”.
E’ vero, non sono delle manifestazioni a provocare la pace. Ma non è neanche l’indifferenza. Il “condividere link su facebook” (molti tra l’altro, delle bufale).
L’altro giorno mi indignavo che nel quotidiano che per decenni ha distribuito mio nonno casa per casa, e che ha rappresentato milioni di italiani, nella cara e vecchia L’Unità, a pagina 4 si parlasse dell’ennesimo processo a Berlusconi, e a pagina 8 si trattasse di centinaia di morti in Palestina, nella striscia di Gaza.

Forse saranno i tempi. Forse sarà che la mia generazione non è come quella precedente, dei miei nonni. La mia generazione non è nata dalle macerie della guerra, noi non sappiamo neanche cosa vuol dire vivere avendo pochissimo da mangiare, senza la luce in casa. E la guerra, la vediamo, a volte, solo nei telegiornali, ma soprattutto nei film o nei videogames. Tutto sembra lontano, difficile da comprendere. Ma neanche ci mettiamo nella testa di cercare di capire. Spesso, inconsapevolmente, ce ne freghiamo, altamente.

Ma vedere anche il mio partito, la sinistra, così distaccata, mi piange il cuore. In questi giorni mi sembra di sentire mio nonno che mi dice “erano tempi bui, dove si usciva di casa per andare al lavoro, e non si sapeva se quel giorno scoppiava una bomba, o scoppiava una crisi diplomatica”. Erano tempi bui, che da noi fortunatamente sono passati, ma in Palestina si muore restando in casa. In Israele si muore uscendo da scuola.  Ed è tutto così lontano, che neanche ci indigniamo, neanche chiediamo a gran voce la “pace”. C’è la riforma del senato, come prima notizia nei tg. Anzi no, oggi si è dimesso Conte. Tragedia.

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2 pensieri su “Alcuni pensieri sulla sinistra, l’internazionalismo, la pace. E oggi.

  1. giovanni puccio

    Io mi considero uno di sinistra e parteggio sono stato sempre un partiggiano. In palestina non si stà combattendo una guerra, ma sta avvenendo un genocidio… una guerra si combatte a armi quasi pari… che fa quasi i stessi morti

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    1. mirkoboschetti Autore articolo

      Da che mondo e mondo la guerra non si è quasi mai combattuta ad armi pari. I partigiani utilizzavano perlopiù vecchi fucili da caccia, mentre i nazisti avevano mitragliette temutissime. Ma il punto è quello che i ragazzi israeliani morti e i bimbi palestinesi uccisi, sono per me uguali: tutti innocenti.

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