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Sull’addio di Civati al PD

civati

Ammettiamolo: tutti noi del PD (o almeno quasi tutti) siamo stati civatiani almeno per 5 minuti nella nostra vita.
In quel momento quando nel 2012 si discuteva di “prendere” la Lombardia, poter battere il berlusconismo nelle sue terre, e molti già dicevano “quel giovane consigliere ha possibilità di vincere”. Era un momento di rottura, in parecchi parlavano di “cambiamento”, il M5S era destinato a prendere il 25% dopo pochi mesi. Nada, si candidò Ambrosoli, vinse Maroni.
E come non dimenticare quel momento post elezioni 2013, dove tutti disorientati credemmo, o almeno cercammo di credere, nella speranza del governo di cambiamento. E lì Civati disse “faccio scouting nel M5S”. Ed è vero, lui parlò con tanti grillini. Ed è vero, era molto apprezzato. Bersani non ce la fece, la Lombardi disse di “non essere a Ballarò” e tutti i sogni svanirono.
Era aprile 2013 quando tutti noi eravamo disorientati. C’era stato il prodicidio, i famosi 101, Bersani si era dimesso lasciando il partito ad Epifani (!), e il governo pochi mesi dopo andò a Letta (!).
Civati organizzò eventi. Sembrava una piccola lumaca spuntata fuori dopo la tempesta.
Fu quello il momento quando mi avvicinai al civatismo, condividevo le sue idee , leggevo il suo blog.
Nel mentre, mi diplomavo, e subito dopo aver dato l’orale della maturità, partivo per il ciwaticamp.

“W la libertà”. Che bel titolo, che bel nome. Lì conobbi un sacco di compagni, feci la foto che vedete qui, mi parlò anche (“oh, ti conosco, ti leggo sui social”), e mi chiesero di partecipare alla creazione del comitato Civati (qualche dirigente nazionale civatiano mi chiese addirittura di coordinarlo nelle mie zone). Ma io volevo rimanere fuori da tutto (per me, la botta di inizio 2013 era stata molto forte), e così fu.
Ad agosto cercai di portare Civati nella mia festa, ma i troppi impegni impedirono a Pippo di giungerci. Pochi mesi dopo andavo ad ascoltarlo a Ravenna, alla festa. Nel frattempo Renzi iniziò la cavalcata che lo portò a diventare segretario.

La politica è fatta di momenti, come la vita. Se devo dire un momento nel quale mi sono definitivamente allontanato dal civatismo, indicherei senza dubbio il 15 dicembre 2013. Eravamo a Milano, in tantissimi. Era la prima assemblea nazionale, quella che avrebbe votato Renzi segretario, i membri della direzione, e Cuperlo presidente. Passarono in tantissimi su quel palco, fu una bella festa democratica. La sera, tornando a casa, scoprì che Civati si era lamentato di Renzi e del Pd. Non mi ricordo le parole esatte, ma mi ricordo che lo fece in un’intervista a rainews.
Sarò vecchio, sarò antico. Io ho sempre visto il Partito come quel luogo dove si discute, anche animosamente, negli organi votati dagli elettori di quel partito. E poi lì si decide, tutto.
Civati no. Non era salito su quel palco, quel giorno. Ma si era lamentato, con i giornalisti.

In quel momento prese una deriva che l’avrebbe portato a lamentarsi e a minacciare scissioni ogni due per tre.
Passarono i mesi, si arrivò alle elezioni europee, e lì Civati con un gran post endorsò solo i candidati della sua corrente, che alla fine, grazie all’ottimo risultato del Pd, furono in parte eletti. Poche settimane dopo nacque “è possibile”, la corrente più corrente del Pd. Una corrente forte, unita, coesa, leaderistica. I civatiani organizzano eventi per loro, intervengono insieme anche alle assemblee, si votano tra loro. I civatiani parlamentari si arroccano nell’antirenzismo (ricordo ancora la conferenza stampa dove Mineo, con Civati al suo fianco, dice che Renzi è un bimbo autistico), si fanno sostituire in commissione.

In queste ore ho chiamato qualche mio amico civatiano, ho chiesto “che farete?”. La principale risposta è stata “che facciamo? Dove dovremmo andare?”. Ho guardato un po’ nei social, e ho letto un sacco di prese in giro (“dopo due anni di annunci!”), alcune veramente evitabili, e abbastanza da bulli. Ma mi hanno colpito soprattutto le prese in giro dei compagni di sel, di alcuni deputati. Loro, che da te sempre apprezzati, potrebbero solo che guadagnarci.
Sembra la fine di “al lupo al lupo“. In molti non ci credono, in molti non si fidano. Ferrero e Ingroia invece sognano l’unione delle sinistre, una podemos italiana, ma forse dovrebbero informarsi e scoprire che la podemos iberica non è formata da cariatidi o peones.

Pippo, hai sbagliato molto. Nel 2012 potevi candidarti a Presidente della Lombardia, e forse avresti vinto. Nel 2013 potevi ritagliarti un tuo spazio forte e propositivo nel Pd, ma hai preferito stare sotto i riflettori e stare poco nei luoghi di battaglia, dove dovevi stare, negli organismi del Pd. Dopo avere preso il 14%, hai iniziato a criticare il Pd ogni giorno, magari aspettando che Renzi ti cacciasse (ma forse a malapena ti notava).
Ti sei fatto sbeffeggiare per mesi, e ora decidi di uscire definitivamente, DOPO L’ITALICUM, manco fosse dopo il jobsact, o per colpa di una “contestata” buona scuola.
Esci a pochi mesi dalle elezioni, che vede schierati tantissimi ragazzi e ragazze della tua corrente, nel Pd. Molti sono candidati. Penso a Casson, penso al cittadino veneziano, del Pd, che ora avrà paura di votare uno che magari tra qualche settimana ritrova con Ferrero o Diliberto o Ingroia.

Pippo, hai sbagliato molto. Ma anche il Pd ha sbagliato molto.
E’ vero. Ma la battaglia per evitare errori si continua, dentro un contenitore del 40%.
Sarà difficile continuarla in uno del 3-4%, sopratutto in vista dell’attuazione dell’italicum tra un anno.
Tu sogni podemos, ma attento che podemos era partito forte, da persone senza tessere in tasca. Ora ha perso il 10% in poche settimane ed è travolto da manie grilline contro la kasta. Per non parlare del contratto di Iglesias per la tv iraniana, o i fondi di podemos in Svizzera.

Non esisterà mai un partito perfetto, ma può esistere il partito forte (per attuare le idee), e anche il partito scalabile. Il Pd era uno di quelli. Non ti è piaciuto, auguro a te e a chi ti seguirà “buona fortuna”. Nel rispetto delle vostre scelte, e anche di chi sceglie di restare. Ancora. Nonostante tutto.

P.S. Stasera sono andato a ritrovare anche un articolo vecchio, era luglio 2014. Erano consigli che ti davo. Ecco, a posteriori posso dire che non li hai seguiti molto…  

Alcuni consigli (non richiesti) a Civati e ai civatiani.

pippo civati

Nel fine settimana a Livorno si terrà il Politicamp, dove si riuniranno i civatiani, e altri personaggi “della sinistra” per discutere e riorganizzarsi. E’ un momento importante per il csx e il Pd, perché dimostra che c’è movimento anche fuori da quell’area che adesso coinvolge i tre quarti del partito, ed è l’area governista o filo-governista.
Penso che tutti i democratici possano essere felici di tale notizia. Un partito del 40% (e oltre) non può limitarsi ad essere un elefante monolitico, ma deve riuscire a parlare a gran parte della società, anche a quella che si considera “molto a sinistra”, o che non ha interesse o volontà nel ritenersi “renziana”.

Ormai i civatiani rappresentano la più grande corrente di minoranza del partito. E questo per due motivi: sono riusciti a rimanere compatti anche dopo il 14% preso alle primarie (i cuperliani invece si sono presto divisi), e sono riusciti a proporre e far eleggere i propri “uomini” in Europa. Sono ben quattro infatti i candidati civatiani, diventati europarlamentari.
Questo non vuol dire che TUTTI i voti presi dalla Schlein (giusto per citarne una) siano di civatiani. Anzi (ho avuto l’onore di votarla anch’io, che non faccio parte di alcuna corrente).
Ma vuol dire che sono riusciti ad avanzare “candidature di corrente” che parlassero a tanti.

Eppure il più grande problema per una minoranza è quello di farsi largo (e non morire), per acquisire un certo peso. E il più grande problema nel farsi largo è che, a seconda dei modi che uno utilizza, ci vuole poco a passare dalle “proposte che faranno bene al partito e al governo” al “semplice e puro rosicamento” o “tentativo di spaccare inutilmente il partito”.
Perciò sono cinque i consigli che mi sento di dare a Civati e ai civatiani:
1) Attenti ai toni. E’ vero: i contenuti sono la cosa più importante. E’ vero: le idee sono quelle che contano. Ma spesso il tono, il modo di argomentare, e di proporsi, può trasformare una battaglia “giusta e accettabile”, in “inutile e dannosa”. E quindi, perdente.
Sto pensando anche alla conferenza stampa di Mineo, dove tra offese sessiste e battute sui bambini autistici, ha compromesso completamente la sua figura, e anche quella che era la sua lotta politica.
Ma penso anche alle tante volte che si è paragonato Renzi a Berlusconi, dimostrando “astio” politico. E in politica, l’astio, è visto sempre negativamente.
2) Limitate le polemiche inutili. Penso a quella su “Berlusconi non ha firmato niente per iscritto, per accettare le proposte del PD sulla legge elettorale”. Abbastanza ridicola come polemica (anche perché, ormai penso sia sotto gli occhi di tutti, che è Grillo quello più inaffidabile, tanto che ha cambiato idea sulle riforme 4 volte in pochi giorni), tanto che ha fatto commentare ad un mio amico civatiano-della-prima-ora “se continuiamo così, facciamo la fine di Bertinotti”. Ecco, attenzione. Anche perché in poco tempo potete apparire come “fuori dal partito”, o “un altro partito”, e non penso sia quello che volete.
3) Costruitevi uno spazio politico sempre più grande dentro il PD, con più eventi come il politicamp. Serve per farvi notare, farvi vedere che ci siete (altro problema delle minoranze è quello di cadere nel “dimenticatoio”). Inoltre serve per acquisire sempre più importanza politica. Esistono tantissime persone di sinistra che in questo momento si sentono smarrite: non votano o hanno votato la lista Tsipras, vedendo poi la quasi-distruzione del proprio partito (sel). Parlate a loro, catturateli. Diteli che nel Pd c’è anche posto per loro, e che “insieme” e “più siamo” più le vostre idee potranno essere realizzate. Ed è importante “dentro il PD”, perché costruire qualcosa fuori da un partito con il 40%, come insegna la Lista Tsipras, può regalare solo “l’insignificanza politica”.
4) Contornatevi di esperti e persone di un certo peso. Non vi dico di diventare elitari, con i “professoroni”. Ma penso che l’esperienza in alcuni campi, come quello di “riforma costituzionale”, è tutto.
E gli esperti servono proprio per limitare i danni che fanno i non-esperti, quando trattano di argomenti che non hanno studiato, o non sono semplicemente il loro campo.
E soprattutto, prendete anche dalla società civile persone di un certo peso, lasciando fuori dal 2014 altri personaggi (Come Pecoraro Scanio, presente in conferenza unificata con Mineo, sel e M5S, per parlare del senato elettivo)
5) Dialogate sempre con la maggioranza del partito. E questo è il punto più importante. E’ infatti dalla prima assemblea nazionale del 15 dicembre che mi chiedo perché i civatiani facciano fatica a dialogare con la maggioranza del partito, e viceversa.
Eravamo in assemblea. Sono intervenuti Cuperlo, Renzi, Letta, e tanti altri. Poco più tardi leggo su Rainews che è intervenuto anche Civati: non dal palco, ma ha concesso un’intervista ai giornalisti per criticare ed esprimere dubbi e perplessità sulle parole del neo-segretario.
Così non si fa, eh perbacco.
Questi sono piccoli episodi che negli ultimi mesi si sono ripetuti assai (anche nelle riunioni di gruppo, alla Camera o al Senato). E per me, sono negativi.
Per farsi largo all’interno del partito, bisogna “usufruire” delle occasioni di democrazia interna e discussione, anche se non sono sotto i riflettori dei Media. E’ anche un modo per “farsi più rilevanti”. E non apparire “diversi dal PD”.

Detto questo, vi auguro buona fortuna. Vi ascolto, vi osservo. Non sarò presente al Politicamp perché ho un esame la prossima settimana, ma sono sicuro che da lì uscirà qualcosa di molto interessante.
Saluti.

P.S. Avevo appena finito di battere l’articolo quando ho letto questa dichiarazione di Civati: “Renzi mi ricorda il primo-Craxi”.
Cavoli, il punto uno. I toni, i toni…