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Riflessioni sparse sulle comunali 2016

risultati ballottaggi

5 anni fa le elezioni nei comuni superiori erano finite così: 21 comuni al centrosinistra, 4 al centrodestra.
Questa domenica invece il centrosinistra è riuscito a vincere in solo 8 comuni, il centrodestra in 7, il M5S il 3, la destra in 3, e uno (Napoli) è andato alla sinistra.
Tirando una somma di quelle che sono state le elezioni amministrative 2016 (contando anche i comuni più piccoli), è evidente che il centrosinistra abbia perso.
Difficile dire se nella mancanza di fiducia degli elettori verso il centrosinistra abbia influito di più il malessere verso il governo, la futura battaglia referendaria, l’incapacità di alcune classi dirigenti locali, candidati sbagliati e non rappresentativi, la voglia di cambiamento. Io penso che in un’analisi che consti di oggettività e obiettività, ci vadano tutti questi elementi in tutti i comuni che abbiamo perso. E forse anche in quelli che abbiamo vinto, ma di poco.
Il territorio italiano è così variegato politicamente che di città in città questi fattori hanno trovato più forza, e anche più convinzione, quindi proverei a tracciare un’analisi per punti partendo da comuni che conosco abbastanza bene, visto che in uno ci studio e vivo (Milano), nell’altro ci sono nato e ho vissuto (Ravenna).

Prima di partire, premetto che sono molto contento dei risultati di Ravenna e Milano, città che sono tornate in mano al centrosinistra, e dove mi sono impegnato in prima persona nella campagna dei candidati sindaci e di alcuni candidati consiglieri, miei amici. So che faranno tanto, e faranno bene.

MILANO
Parto dalla vittoria più difficile, e forse anche quella che ho goduto di più. La campagna elettorale di Milano è durata 6 lunghi mesi, partendo dalle primarie, dove eravamo in ampio vantaggio su tutti e tutto, ci siam visti pareggiare il 5 giugno col candidato moderato di centrodestra. In queste ultime due settimane il Partito (prima di tutti) e poi la coalizione sono riusciti a ripartire, facendo una campagna sui territori, chiamando al telefono 30mila elettori delle primarie, mobilitando il nostro popolo. Chi ha vissuto in questi giorni nel comitato Beppe Sala sa benissimo che il clima non era quello dei migliori: tanti sondaggi ci davano sotto, Parisi era comunicativamente migliore e nei dibattiti prendeva a martellate Sala. Eppure il centrosinistra è riuscito a risorgere da se stesso. Ha iniziato insistentemente a credere nelle proprie capacità, e soprattutto nella propria VERA differenza col centrodestra (c’è un’enorme differenza tra Majorino e Salvini, tra Maran e De Corato, tra la Gelmini e Sala).
Ha ritrovato un po’ di orgoglio unitario come 5 anni fa. 
Nei mesi precedenti al primo turno non era così evidente. C’era molta competizione tra i candidati a consigliere, molta lotta dentro il proprio campo di elettori già convinti. E infatti le preferenze non sono state altissime (rispetto alle liste di centrodestra), e il primo turno è finito in pareggio.
Poi ha contato anche la paura di ritornare agli anni che furono. Il centrosinistra ha perso 5 municipi su 9 a Milano, e questo ha innescato un’ansia da risultato che prima non c’era.
Certo, non sarà la vittoria di 3 punti percentuali a far rimandare la discussione interna su come abbiamo perso queste zone, ma intanto la vittoria della città godiamola. Ce la siamo meritata.

Una piccola riflessione la farei anche sulla brutta campagna che qualcuno ha svolto contro Beppe Sala. Sala ha gestito l’expo con passione e secondo me anche bene. Per mesi questo suo lavoro svolto è diventato un boomerang, usato più che dalla destra e dai grillini (ovviamente), anche da alcuni gruppi che facevano parte della coalizione a sostegno di Pisapia: la sinistra per Rizzo e i radicali di Cappato, e ancora prima una parte di sel e di sinistra intorno la Balzani. I primi due penso siano rinsaviti le ultime settimane, prima Cappato (che ha appoggiato ufficialmente Sala), poi Rizzo (che a radio popolare ha dichiarato che avrebbe votato Sala).
Della sinistra balzaniana, in parte rientrata in Sinistra Per Milano, ho apprezzato il suo senso di appartenenza ad un centrosinistra, nonostante alcune resistenze interne, ma soprattutto nazionali. Riguardo la Balzani, mi sarebbe piaciuto un maggiore interesse verso il futuro politico della città dove a dicembre ha portato la residenza.
Abbiamo vinto nonostante polemiche ingiuste e pretestuose verso Sala come persona, la storia sui conti expo (come se expo fosse stata una semplice società, e non un evento planetario che ha visto arrivare a Milano 20 milioni di persone), nonostante critiche verso un governo nazionale che non c’entrava niente con l’amministrazione milanese (poi negli ultimi giorni, un minimo di obiettività ha contribuito a farlo capire a tutti), e nonostante un permalosismo che per mesi ci ha danneggiato come centrosinistra, e poi fortunatamente è sparito o è stato occultato.
Mi piacerebbe chiedere a qualcuno se ne è valsa la pena rischiare così tanto, ma saprei già la risposta: “è colpa vostra”.

Parisi. Una piccola riflessione la farei anche sul candidato di centrodestra Stefano Parisi. Tranne in alcuni momenti (tipo quando ha delirato sul gender) Parisi ha fatto un’ottima campagna, molto dignitosa, molto interessante, senza inutili polemiche. Essendo stato quasi una creatura berlusconiana, la sua candidatura ha assunto a tratti caratteri di telenovela, raccontata in un libricino che ha inviato nelle case dei milanesi. Però onestamente, anche vedendo i dibattiti tra i candidati nelle altre città, Milano è sembrata anni luce diversa dal resto d’Italia. Una campagna molto corretta, senza colpi bassi, auto rubate, Red Ronnie starnazzanti.
Se dietro Parisi non ci fossero stati La Russa, Passera, Gelmini, De Corato, fasci vari, Salvini, etc,etc sarebbe stato un candidato quasi di un centrodestra normale ed europeo.

Zona 2. Un’ultima riflessione la vorrei fare nella zona che ho girato di più, quella dove Angelo Turco (per chi non lo sa, il mio amico candidato che ho aiutato nella campagna per il consiglio comunale) è nato e dove vive, e dove si trova il circolo al quale sono iscritto. E’ la zona più di destra di Milano, dove il prossimo presidente sarà un 26enne leghista, ed è l’unica zona dove Parisi è arrivato primo.
Via Padova, stazione centrale, quartiere Adriano, Greco sono state le zone dove con più forza si è imposto il centrodestra. Forse dovremmo riflettere su alcune tematiche come immigrazione e criminalità, sicurezza e inclusione, che in queste zone sono particolarmente sentite e che spesso a sinistra vengono ignorate e a destra condite di populismi e cavolate. Il Partito dovrebbe essere più presente, non solo in campagna elettorale, ma durante tutto il resto dell’anno: non ha più senso mostrarci solo tre settimane prima del voto, ai mercati. Dovremmo fare un lavoro migliore sul territorio
(magari partendo dai tanti contatti che abbiamo di persone che votano alle primarie) e lo dovremmo fare non “anche se il PD fa fatica” ma “soprattutto perchè il PD fa fatica”.

RAVENNA
A Ravenna ha vinto Michele, mio amico, primo segretario, colui che contattai all’età di 16 anni chiedendogli come si facesse ad entrare nel Pd, e poi mi fece entrare. E’ una delle persone più entusiaste e capaci che conosca. Il risultato è stato buono, non all’altezza dei suoi reali meriti, ma sono sicuro che stupirà tutti, anche quelli che hanno preferito cercare qualcosa di diverso.
Su questo bisognerebbe fare una riflessione lunga e approfondita: che senso ha cercare qualcosa di diverso fine a se stesso? La novità fine a se stessa? Davvero è un cambiamento accettabile votare Lega perchè -gli altri hanno sempre governato- e per provare qualcosa di nuovo dopo 70 anni?
Mi piacerebbe una risposta da chi, non di centrodestra, ha voluto votare Alberghini, andando contro oltre le proprie idee, anche contro la Storia della propria regione, la Romagna, che il razzismo, la violenza (non di Alberghini, ma di qualche suo oppositore sicuro), e la chiusura mentale ha sempre tentato di allontanare.
Anche qui una riflessione andrebbe fatta sulle zone che hanno scelto il centrodestra, in particolare i lidi, e alcuni seggi della città, partendo sempre dalla solita tematica della legalità.
Abbiamo vinto grazie al forese, dove c’è più senso di appartenenza ad una stessa Storia: la mia Castiglione, per esempio, ha portato il 62% al centrosinistra.

ROMA
Argh.
Difficile commentare Roma da fuori Roma. Provo a riassumere in modo flash: abbiamo amministrato tiepidamente, siamo stati travolti dagli scandali (anche di mafia), abbiamo dimesso in maniera goffa il nostro sindaco, abbiamo cercato di ricostruire il partito, abbiamo candidato Giachetti. Qualcuno dice che eravamo destinati a perdere, e lo penso anch’io.
Una cosa che non ho condiviso per niente in questi ultimi giorni di campagna è la tecnica grillina di fango sull’avversario, con tanto di sms al limite dell’infamia. Come ho letto su facebook, “il pd a Roma poteva scegliere di perdere con dignità, ha scelto di perdere da grillini”. E così è andata.

IL RESTO
Il resto d’Italia lascia un quadro per niente rassicurante. Ogni volta che andiamo contro al M5S, perdiamo i ballottaggi. Non riusciamo a trovare le parole adatte, e penso anche le persone per scontrarci contro una forza nuova come i 5stelle.
Quando ci scontriamo contro il centrodestra a volte vinciamo (Varese, oppure Caserta), a volte no (penso a Savona, Finale Emilia, Grosseto).
Ancora la maggioranza degli italiani nota la differenza in positivo del Pd rispetto la Lega. Ma quella del Pd rispetto al M5S fatica a vederla. Nel 2014 li doppiammo, dimostrandoci nuovi, freschi, con la voglia di fare e cambiare il Paese. Adesso perdiamo ancorandoci ai nostri comuni, parlando di quello che abbiamo fatto, ripetendo i nostri valori. Non basta più. I cittadini ci chiedono un salto intellettivo enorme: dobbiamo cambiare noi stessi ogni volta, martellare su ogni tema, e dare sentimento di cambiamento. A Torino e a Roma ha vinto il cambiamento, che non riconosco, ma sempre di cambiamento si tratta.
A Napoli ha vinto un altro genere di cambiamento: un sindaco (che, per la cronaca, mai e poi mai avrei votato) che è riuscito a modificare se stesso più volte nel corso dei 5 anni del mandato, è riuscito a rappresentare le istanze più sentite dei suoi cittadini (compresa quella di apparire come “capopopolo”) e infine è riuscito ad apparire “diverso” rispetto a tutti gli altri.
Anche a Rimini (uno dei pochi comuni, dove il centrosinistra ha vinto al primo turno ricandidando l’ex sindaco), Gnassi non solo è riuscito a vincere con un 57%, ma ha preso anche più voti rispetto a 5 anni fa. E’ riuscito a farlo seguendo gli stessi punti di De Magistris, toccando temi che la sinistra fatica a toccare (come turismo, balneazione, sicurezza), dimostrando ai più di essere il più affidabile tra i candidati in campo. E non importa il nazionale, o le paure, o la situazione economica attuale, se un sindaco è bravo a toccare questi punti la gente lo capisce, a prescindere dal Partito che rappresenta e dal contesto.

Di certo nei prossimi mesi il Partito dovrà ripartire, e in alcune zone anche risorgere. Su due piedi così direi che la vittoria del referendum non è per nulla certa. In tutta Italia si sta coalizzando un malessere verso Renzi e il Pd che è unico. E non è un malessere di sinistra, di destra, o di 5stelle. Ma è un malessere che si riversa di volta in volta verso chiunque sia capace di bloccare il Pd (quindi a sinistra praticamente mai, basta vedere i risultati di Fassina o Airaudo. A destra a volte, spesso invece si riversa sui 5stelle).
Non so come ne usciremo, o come potremmo uscirne. Ma qualcosa deve cambiare. A cominciare dai rapporti verticali del Partito, che dovrebbe essere più presente nelle locale, dove spesso ci sono dirigenze inadeguate a captare e capire che le cose cambiano.
Anche Renzi dovrebbe fare un lavoro su se stesso: le polemiche inutili e pretestuose non interessano più a nessuno. Gufi, rosiconi, l’Italia del no, il cercare sempre un nemico, questo modo di far politica non ha più appeal. Nel 2014 il PD cercava di discutere con tutti per il bene del Paese, creava ponti, non chiudeva porte, al massimo le trovava chiuse. E la gente ci premiò, ci trovò interessanti, diversi. Ci diede la fiducia, perchè trasmettevamo fiducia. Cerchiamo di ritrovare quelle condizioni favorevoli, oppure continueremo a farci male, e temo che sarà sempre peggio.

RIFLESSIONI SUL VOTO IN EMILIA ROMAGNA

Nella giornata di ieri sono stato scrutatore in uno dei seggi più grandi e più rossi di Ravenna. Ho potuto sentire e ascoltare quello che era il “sentiment”, vedere quelli che sono stati i flussi, ascoltare.
In quel seggio si è concluso con il 47% di affluenza, e un Pd al 55%, M5S 20%, Lega 14% (ma è un caso. In tutta la provincia la maggior parte dei seggi ha la lega molto a di sopra del M5S).
Lì, rispetto alle europee i voti del Pd sono stati dimezzati, quelli del M5S hanno perso un terzo, e la Lega è quintuplicata.

Stamattina ho letto un sacco di analisi, da parte di persone di altre regioni (che per ovvietà di cose non sanno molti retroscena) e da parte di corregionali. Purtroppo ho letto un sacco di faziosità in molte analisi, o il rifiuto netto di analizzare, perchè “tanto abbiamo vinto”.
Ma ragionare non fa male, e qui provo ad esporre i miei pensieri

1) In bocca al lupo a Stefano Bonaccini, nuovo presidente della regione Emilia Romagna, che so che lavorerà molto bene. Ha vinto, e questa non è un’analisi, ma una constatazione. Chi si ferma a questo dato non fa analisi, ma si chiude, dimenticando tutto il contorno.
Non obbligo nessuno a fare analisi. Per me (e sottolineo “per me”) la politica è analisi, la politica è studio, formazione, trasformazione della realtà. Discutere è utile, dibattere è bello. Chiudersi non mi piace, e accontentarsi del “poteva andare peggio” è da perdenti. Ed io voglio un csx vincente.
Chi si accontenta di poco lo rispetto, come rispetto chi si accontenta di un 18 ad un esame. Ma volete mettere la gioia di un 30 rispetto ad “almeno l’ho passato” di un 18?
2) 37%. È l’affluenza nella regione Emilia Romagna. Un disastro. Voi potrete dire “Bill De Blasio è stato eletto col 30% di votanti a New York”, ma l’Emilia Romagna non è New York. L’Emilia Romagna è la regione che ha avuto il più alto numero di partigiani, la regione che ha pagato di più in termini di sangue la “Liberazione”. La regione che non ha mai mancato un appuntamento elettorale (70% di votanti alle europee, per dire), la regione che ha sempre dato tanto valore e significato al voto. Chi ci paragona all’America, sbaglia, e non ci conosce.
3) Scandali. Qualcuno dice che questo è uno dei principali motivi di diserzione dalle urne. E penso sia vero, anche se faccio notare che ci sono stati scandali ben più noti in termini monetari e anche “mediatici” che non hanno impedito una buona affluenza alle elezioni regionali anticipate in Lazio, in Piemonte, in Lombardia (in quest’ultima addirittura i lombardi hanno riconfermato chi era stato travolto dagli scandali).
4) Informazione. Qualche settimana fa scrivevo su Facebook “sento una marea di persone che non sanno neanche che ci saranno le regionali”, ed si è dimostrato vero. Poca informazione, una campagna elettorale sottotono, e anche molta “superficialità” da parte dei media, hanno influito, eccome
5) Primarie. Avevamo già avuto il sentore di allarme alle primarie, con meno votanti che iscritti al Pd. Primarie farsa, con un candidato già deciso, e solo due contendenti. Diciamolo: Renzi ha gestito male la faccenda Emilia Romagna fin da quando ad Agosto riceveva a Roma Bonaccini, Manca, Richetti, per convincerli ad unirsi su uno solo di questi. Perchè? Me lo son chiesto spesso in questi mesi. Che la regione Emilia Romagna, col partito più forte non riuscisse a trovare un candidato DA SOLA, senza il bisogno di Roma, aveva dell’incredibile.
E a questa domanda si è aggiunta quella: dove è finito il Partito? Abbiamo una segreteria, perchè deve decidere Renzi?
6) Richetti. Qualcuno dice “se ci fosse stato Richetti”. Se ci fosse stato Richetti avremmo avuto un presidente della regione Emilia Romagna che al voto per far entrare il Pd nel Pse si astiene, che sui diritti civili non ha una linea di sinistra, che però è carino. Tranquilli, non basta per portare al voto il 70% di emiliani e romagnoli.
7) Balzani. Balzani critica, ed è il suo momento. Ma peggio di vincere le elezioni col 37% di affluenza e il 48% di voti, c’è perdere le primarie meno partecipate della storia, contro quello che poi ha vinto le elezioni col 37% di affluenza e il 48% di voti. Fateglielo sapere.
8) Correnti. Tutte le correnti del pd erano perfettamente rappresentate dai candidati al consiglio regionale. Chi pensa di lucrare su questa cosa solo e unicamente in funzione antigovernativa, sbaglia, perchè il problema è principalmente di Partito. Oppure ha sbagliato ad inviare mail per invitare a votare i candidati “di corrente”
9) Lega Nord. La Lega può festeggiare. Il dato assoluto rispetto alle europee è un gran aumento. In sei mesi raddoppia i voti, più o meno. Si mangia il Cdx.
Rispetto al 2010 prende però meno voti. Detto in modo schietto: riprende il suo elettorato, che col tempo era andato col M5S o con Forza Italia. O nell’astensione (almeno una 30ina di persone che hanno votato nel seggio dove ero scrutatore, non avevano votato alle europee e penso abbiano votato Lega).
Bisognerà analizzare il perchè. Forse il pd dovrebbe iniziare a discutere di immigrazione, lavoro nero, case popolari, campi ROM, senza scendere nel populismo. Ma neanche eludendo i problemi che per persone come me non sono problemi, ma per centinaia di migliaia di emiliani e romagnoli, evidentemente sì.
Anche su questi temi c’è bisogno di riflessione e discussione. E se partiamo con l’idea che nel pd non si può riflettere e discutere, la Lega inizierà veramente ad essere competitiva, anche rispetto a noi.
10) Movimento5stelle. Ci doveva travolgere, si ferma ad un 13%, più o meno il dato assoluto che aveva preso nel 2010. E qui il M5S è nato. Ma la cosa positiva è che ora Grillo ha altri 5 consiglieri regionali da espellere in futuro.
11) Speranza. È il frame renziano, ed è una cosa che mi piace. Anzi: piace. La speranza è quella cosa che ti fa vedere un domani, che ti fa vivere l’oggi. Non so se a tutti coloro che non hanno votato manchi la speranza. Non credo. Però a molti sì, e non si possono liquidare con ‘chiacchiere’ le discussioni su come riportare a loro la speranza.

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SULLE ELEZIONI REGIONALI, E SULLA BUONA AMMINISTRAZIONE DELL’EMILIA ROMAGNA

I grillini e i leghisti dell’Emilia Romagna , a corto di idee, ripetono come un mantra che “andiamo alle elezioni regionali anticipate di qualche mese, perché Errani é stato condannato”. Ed é vero. Errani, assolto in primo grado, e condannato in secondo, ha deciso di dimettersi questo Luglio. Non l’hanno fatto i vari condannati della Lega, travolti dai vari scandali con i rimborsi pubblici, e la condanna per omicidio colposo e poi quella di diffamazione, non hanno fatto “ritirare” neanche il megafono Grillo. Come è giusto così. Ritirarsi per una condanna non definitiva, non è obbligatorio.
Come non è vero che chi è stato condannato sia da “eliminare”, “cancellare”, “distruggere”, “insultare”, anche se per raccattare due o tre voti, questo è uno dei metodi più efficaci.

Errani ha governato 15 anni questa regione, che, nolenti o volenti, è una delle migliori in Italia. E anche se non vi fidate di statistiche che danno alla nostra regione la terza sanità migliore d’Europa (migliore di quella danese, belga e tedesca), uno degli welfare più apprezzati, una delle poche regioni italiane non in recessione (ma con la crescita dell’1% del Pil nell’ultimo anno), basta viaggiare, andare altrove, e guardarsi intorno.
Perchè é vero che in politica si puó fare meglio (anche peggio), ma i confronti si fanno con la realtà, se no dialoghiamo sui massimi sistemi e facciamo filosofia.

Quando Errani risolveva con grande dignità ed energia, insieme ai sindaci emiliani, l’emergenza terremoto (più forte di quello, già disastroso, abruzzese), i grillini condividevano i link sulle “trivellazioni che creano terremoti”.
Quando Errani e il centrosinistra della regione contribuivano a formare il sistema sanitario terzo in Europa e migliore in Italia, i ciellini facevano fallire il San Raffaele.
Quando Errani e i sindaci romagnoli gestivano l’emergenza neve (con due metri di neve) nel 2010, la Roma di Alemanno era bloccata da 2 millimetri di neve, e chiedeva l’aiuto dell’esercito.
Quando Errani si tagliava lo stipendio, e il centrosinistra dell’Emilia Romagna (prima regione in Italia) decideva di togliere il vitalizio ai consiglieri, la Lega Nord comprava diamanti in Tanzania e lauree in Albania.

E possiamo parlare di ogni cosa. Delle imprese, che a poco a poco stanno ripartendo (come ho scritto prima, l’Emilia Romagna non è in recessione), del turismo, del territorio (che anche se è colpito da catastrofi, crea “problemi” e “danni” alla popolazione solo quando l’evento è ingente, mentre altrove si rimani bloccati se piove due giorni di fila), degli asili, delle università (il polo di Bologna resta uno dei primi in Italia), eccetera, eccetera.

Si poteva fare meglio? Certo. Ma insieme alla popolazione emiliana e romagnola si è fatto tanto, e penso che sia ingeneroso infangare l’operato di Errani per una condanna in secondo grado (che penso verrà ribaltata in terzo grado) per falso (non corruzione o altre fattispecie simili).

Il centrosinistra ha amministrato bene la regione Emilia Romagna, ed Errani è un politico capace e onesto.
E vi dirò di più: le capacità e l’onestà di un politico (ma anche di qualunque persona) non saranno e non potranno mai essere giudicate da nessuna sentenza, né di primo, né di secondo, e neanche di terzo grado.

Ora Bonaccini ha un compito enorme: poter prendere in mano questa bellissima regione, e saperla migliorare nella continuità, come è sempre avvenuto. E in questo, ha la mia fiducia.

(Qui sotto, ci sono un po’ di dati sulla nostra regione)

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Marco Travaglio arriva settimo nel sondaggio “stercorario 2014”, ma scompare dalla classifica del blog di Grillo

Ieri Grillo ha lanciato il sondaggio “giornalista dell’anno” sul suo blog, permettendo ai suoi adepti di votare tra chi era già stato “giornalista del giorno”, oppure di scrivere qualunque altro nome cliccando sulla casella “altri”.
Oggi pomeriggio il sondaggio è stato chiuso.
Questi sono i risultati:
giornalista dell'anno
Sembra tutto normale. Arriva primo Giuliano Ferrara, secondo Pigi Battista, e terzo Corrado Augias (chissà se festeggeranno il terzo posto bruciando un libro?).

Eppure per chi ha seguito attentamente il sondaggio c’è qualcosa di molto strano. Infatti, i numeri non tornano.
Grazie a @EnzoA24 (che ha copia-incollato i nomi su Excel, ed elaborato i calcoli) siamo riusciti a risalire alla classifica completa, anche dei fuori-lista. Ed ecco la sorpresa:
enzooo
Marco Travaglio ha preso 519 voti, che, sommando i 58 di Travaglio e i 14 di Travaglio Marco, arriviamo a 591. Cioè, settimo. Meglio (si fa per dire) di Gramellini, De Benedetti, Maria Novella Oppo, ed Ezio Mauro (che uscirebbe dai primi 10).

Ma Grillo non era quello della trasparenza? Dell'”onestà che andrà di moda“? Almeno sia onesto sul suo blog, con i suoi e-lettori.

Quando il blog di Grillo diceva “facciamo come L’Argentina” (poi è fallita)

L’Argentina è fallita per la seconda volta in 13 anni.
Dopo mesi di “succederà?” o “non succederà?” ora è ufficiale.

Pure Grillo che nel suo blog ha sempre avuto molta attenzione per il paese Sudamericano, lo annunciava già il 4 luglio, con il solito titolo che dà speranza al nostro paese “L’Argentina è vicina!”

argentina vicina

Ma come? Dopo anni di “facciamo come l’Argentina“, o “l’Argentina è il nostro modello”, ora l’economista Beppe Grillo e il suo staff di bocconiani, si scandalizzano se “l’Argentina sia vicina”?!
argentina italia

Non ci resta che augurare buona fortuna agli altri modelli economici del “megafono” del M5S, tipo l‘Islanda.

10 modi per perdere le elezioni nelle “zone rosse”

Visto che in queste ore analisti politici, il popolo dell’analisi della sconfitta, democratici, si stanno sbizzarrendo con improbabili e più o meno valide analisi sul voto di domenica (dove, naturalmente, il centrosinistra ha stravinto conquistando ben 167 comuni, ma dove ha comunque perso in città come Perugia, Padova, Livorno, Riccione, Urbino, che non ci si aspettava di perdere), pure io voglio analizzare il voto partendo dalla domanda cruciale: come si fa a perdere nelle zone rosse?

1) Credere di avere già vinto in partenza. Insomma, pensare, come la sinistra di queste zone ha pensato per decenni, che “da noi ci votano comunque”, e “ci voteranno sempre”, di generazione in generazione. Credere che la disciplina di partito valga ancora nel 2014, e soprattutto valga ancora dopo due elezioni (2013, 1014) dove più della metà degli italiani ha cambiato idea politica e le proprie convinzioni di una vita, votando altro.
2) Avere amministrato male. Questo naturalmente è uno dei punti più importanti: il voto di Perugia, Livorno, Padova, è stato un voto sulle amministrazioni, non un voto su “non siamo più di sinistra”, oppure “siamo diventati grillini o di destra”. Basta vedere che grossi sbalzi ci sono rispetto le europee. Dove sono finiti quei voti? E’ possibile che ci sia così tanta gente che si fida del partito nazionale e però non si fida (più?) di quello locale? La risposta è su come abbiamo amministrato.
3) Avere amministrato male, e cercare la riconferma. E’ successo in molte città. E’ successo in vari modi: o ricandidando il sindaco, o uno della giunta “fallimentare”, o il vicesindaco.
4) Credere che le primarie vadano sempre bene, e che ai cittadini interessino “purchè si facciano”. Non è sempre vero. Spesso portano a scontri inutili ed incredibili, spesso sono “primarie farsa” dove si utilizzano mezzi anche non leciti, pur di “far vincere quello che deve vincere”. Se si devono fare, tanto per farle, non facciamole.
5) Non riuscire a dare un’alternativa a se stessi. Allora, la continuità va benissimo quando abbiamo amministrato stupendamente una città. Ma la continuità deve avere comunque un pelo di “cambiamento”, o “nuove prospettive, per un nuovo futuro”. Se no non si tratta di “continuità”, ma di “conservazione”. Quindi servono idee nuove, e persone nuove. Per una città sempre più nuova.
6) Fare campagna principalmente contro l’avversario, pur partendo in vantaggio. E’ successo in varie città (penso Padova), dove col “Bitonci no”, abbiamo mostrato un partito impaurito, e soprattutto in piena rincorsa dell’avversario. Male, molto male.
7) Non coinvolgere la cittadinanza in 5 anni. Questo è un problema tipico: quello di adagiarsi sugli allori. Fosse per me il PD sarebbe nei mercati, in piazza, tutti i giorni dell’anno. Ed è così che dovrebbe essere.
In questa campagna elettorale mi son sentito dire, spesso e volentieri: “ah, ma voi venite in piazza solo un mese prima delle elezioni, per chiederci i voti”. E’ vero, purtroppo. Il concetto che in molte città abbiamo fatto passare, è questo. E la colpa un po’ di tutti.
8) Non coinvolgere tutto il partito. Anche questo è un punto importante: siamo un partito del 40%, con correnti e correntine. Spesso, logiche e scontri di partito, ha portato “alcuni della nostra area”, a presentare liste civiche avverse, o addirittura a votare candidati opposti. Pure grillini. Questo è un grosso errore delle dirigenze locali.
9) Credere che la gente voti per il partito, non per le persone. Come ho scritto nel punto uno, non è più così. La gente (almeno la maggior parte) vota le persone, e spesso (succede molto raramente) anche la destra o il M5S presenta persone valide. Che convincono più dei nostri.
10) Non candidare persone che danno un “di più” alla lista. Invece questo è molto importante. Persone che riescono ad intercettare il voto moderato, o quello “movimentista”, magari non verranno elette, ma ti portano molti voti di persone che non avrebbero mai votato per voi. Ed esistono queste persone, anche nelle zone rosse.

Adesso non sto dicendo che in tutte le città dove il PD ha perso si sono presentati questi fattori. Magari solo 2-3. Magari solo uno. Nessuno, non ci credo.
Detto questo, penso che al prossimo giro, se saremo bravi, riconquisteremo quelle città. Ma solo se saremo bravi, se non ripeteremo gli stessi errori, se manderemo a casa i responsabili (che spesso non sono neanche i candidati sindaci sconfitti, ma si annidano nelle segreterie), se cambieremo in meglio tutto. Poi, penso, che se la destra e il M5S locali, sono come quelli nazionali, ci divertiremo. La gente tornerà a votare per noi, dalla disperazione.
Ma, naturalmente, il nostro scopo è riconquistarli perché siamo bravi, non in quanto “rappresentiamo i meno peggio”.
E l’augurio ai compagni di quelle zone è: strinz e cul, e tin bota. Vi aspettano giorni migliori.

P.S. Non sapevo che immagine mettere. Poi ho scelto una foto del nuovo sindaco di Livorno, per far passare meglio il concetto che per avere perso contro queste persone, dovremmo essere stati davvero poco bravi-convincenti. Aiutoooo.

aiutooooooooooooooooooooooo

Ma è normale che il M5S voglia allearsi con questa gente?

Farage più Grillo

Il Fatto Quotidiano ieri, in un’opera di restyling nei confronti del partito indipendentista inglese,  scrive:

-Una posizione di non belligeranza, almeno ufficialmente, nei confronti del matrimonio fra persone dello stesso sesso in vigore da quest’anno, anche se gli esponenti Ukip non vanno di certo ai gay pride. Farage sul tema ha più volte detto “non vedo, non sento e non parlo”. E persino la stampa gay a volte lo celebra e a volte lo critica.-

A parte che l’espressione “la stampa gay” a me ha fatto molto sorridere, è interessante che ora si cerchi di far passare l’Ukip per un partito che non è:

“Quello che mi irrita è che loro e i loro sinistroidi, i loro seguaci neocomunisti, sembrano voler forzare noi a considerarli come normali”. Douglas Denny, dirigente Ukip
“E’ abbastanza chiaro che la percentuale di omosessuali che molestano i bambini è molto alta” Jan Zolyniak, dirigente Ukip
“Tra omosessualità e pedofilia ci sono così tanti legami che non basta un’enciclopedia” Julia Gasper, dirigente Ukip
“Nessun governo ha il diritto di ridefinire il matrimonio, che è costituito dall’unione tra uomo e donna per la procreazione di bambini” Alan Day, dirigente Ukip-Irlanda del Nord.
“L’omosessualità è sgradevole se non visceralmente ripugnante. Differenti persone hanno differenti gusti: può non piacerti un tipo di Tea. Ma sei libero di dire che non ti piace, se non ti piace, anche se sei in minoranza” Roger Helmer, parlamentare Ukip.
“Da quando è stato riconosciuto il matrimonio gay, l’Uk è colpita da alluvioni e tempeste “. David Silvester, dirigente UKIP.
…Etc…

Farage, politico navigato, per rispondere a queste dichiarazioni si è sempre messo in fase “arrampicamento sui vetri”. Non è né contro queste frasi, né a favore. Disse infatti che “spesso la dottrina cattolica può essere interpretata come omofoba” e, per rispondere alle dichiarazioni di Roger Helmer (sul fatto che l’omosessualità sia sgradevole, e lui è libero di dirlo, come è libero di dire che non gli piace un tipo di tea) aggiunse “è normale che uno a 70 anni sia omofobo”.

Ma è normale che il M5S voglia allearsi con questa gente, mentre lo scorso anno ha sbattuto la porta in faccia ad un governo con Bersani?

P.S. Durante la giornata contro l’omofobia, mi lamentai che il M5S non disse niente a riguardo, e tra l’altro Grillo non ha mai parlato di questi temi, diciamo, “sensibili”. Forse non l’ha mai fatto per non turbare il futuro alleato omofobo in Europa.
P.S.2 E vi risparmio le dichiarazioni su immigrazione (anche contro immigrati che vengono da Italia e Spagna), lavoro (è ultraliberista), pari opportunità (“le donne valgono meno,è giusto guadagnino meno,vanno in maternità” cit. Farage) , giovani, scuola, precariato, ambiente (Farage è famoso per essere a favore delle centrali nucleari)…